“Il fotografo” Emmanuel Guibert, Didier Lefèvre, Frederic Lemercier

Titolo: Il fotografo

Autori: Emmanuel Guibert, Didier Lefèvre, Frederic Lemercier

Editore: Coconino Press (Fandango)

Pagine: 280

Prezzo di copertina ed cartacea flessibile: 29,50 €

Trama

Il fotografo Didier Lefèvre parte con un équipe di Medici Senza Frontiere alla volta dell’Afghanistan che nell’estate del 1986 è un paese dilaniato dalla guerra tra sovietici e Moudjahidin. La missione ha come obiettivo l’individuazione di un sito dove allestire un ospedale.

Recensione

Questo romanzo grafico è frutto del lavoro di tre co-autori: il fumettista Emanuel Guibert, il fotografo Didier Lefèvre e l’addetto alla grafica Frédéric Lemercier, che ha curato l’impaginazione. Il libro è suddiviso in tre parti, inizialmente tre volumi distinti, poi accorpati in quest’edizione.

Didier Lefèvre, reduce dalla sua esperienza da fotoreporter con la squadra di MSF, ha contribuito alla realizzazione di questo fumetto, un’idea del tutto nuova e originale nata dall’incontro con Guibert. Si tratta di una sorta di reportage dove i disegni si alternano alle fotografie in bianco e nero, ottenendo così un diario di viaggio in formato grande ricco di disegni foto e didascalie. A una prima sfogliata l’opera appare come un documentario a fumetti. Si tratta, in realtà, di un romanzo/diario su uno spaccato di storia purtroppo non del tutto conosciuto, raccontato in prima persona grazie alle foto originali scattate da Didier durante l’esperienza.

La narrazione appare a tratti “asettica”, priva di qualsiasi sentimentalismo. Questa tendenza alla rappresentazione della realtà nuda e cruda può infastidire il lettore che si trova di fronte fotografie rappresentanti feriti, mutilazioni (anche bambini). Non si può iniziare a leggere e guardare questa storia senza la consapevolezza di quello a cui si sta andando incontro. Si tratta comunque di un reportage di guerra e non avrebbe alcun senso edulcorare la realtà.

È molto interessante il confronto continuo tra gli occidentali, i missionari, e la popolazione locale. Didier si affianca e affida ai suoi compagni di viaggio, soprattutto a Juliette, la capomissione, John e Règis, rispettivamente medico e infermiere. Juliette Fournot, ribattezzata Jamila dalla popolazione locale è una leader dal forte temperamento che riesce a condurre i colleghi e a farsi rispettare in una terra dove le donne non hanno mai avuto e non hanno tutt’ora gli stessi diritti degli uomini. Per Didier, soprattutto nella parte iniziale del viaggio, la missione è una continua scoperta di tradizioni e usanze religiose. Egli documenta tutto questo con un’estrema attenzione ai dettagli, osservando gli altri missionari e la popolazione locale attraverso l’obiettivo della sua macchina.

L’interesse quasi didascalico di Didier non viene totalmente abbattuto con il passare dei giorni e poi dei mesi, ma smorzato, e lascia man mano spazio al racconto della fatica dei mesi passati in un luogo lontano da casa e dalla propria famiglia, ma anche da ogni forma di igiene e sicurezza. Ed è qui che inizia la parte più personale, intima e struggente dell’intera storia. La ricostruzione del viaggio è resa estremamente reale soprattutto grazie all’accostamento dei disegni con le fotografie che a volte scorrono come fotogrammi di una pellicola, mentre altre volte una singola foto occupa un’intera pagina o due consecutive. L’accostamento tra disegni a colori e foto in B/N non disturba l’occhio, anzi conferisce completezza.

Consiglio a tutti la lettura di questa graphic novel perché al giorno d’oggi si sa ancora troppo poco sulle missioni umanitarie, su quelle persone che decidono di mettere in pericolo la propria vita per rimettere insieme i pezzi della vita degli altri. Come scrive Adriano Soffri nella prefazione.

“È in effetti un’opera straordinaria. La memoria di una guerra particolare e di un capitolo particolare dentro quella guerra, tuttavia capace di rendere l’idea della guerra di sempre e dei giorni nostri giorni con una vivacità e vividezza inedite”

Consiglio di leggere la prefazione solo dopo aver terminato il fumetto per trarre piacere dalla lettura senza sapere in anticipo cosa accadrà. Molto utile la mappa iniziale e interessanti le brevi biografie pre e post-missione dei componenti dell’équipe nella parte finale del libro.

Come sempre spero di aver stuzzicato la vostra curiosità almeno in parte. Alla prossima, un bacio.

-Giorgia

Qui sotto il link Amazon

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“Mina e il Guardalacrime”, Vanessa Navicelli

Titolo: Mina e il Guardalacrime

Autore: Vanessa Navicelli

Illustrazioni: Deborah Henking

Pagine: 42

Prezzo cartaceo: 8,99€

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Valutazione in stelline: stella pienastella pienastella pienastella pienastella piena

Trama

Il Guardalacrime è un mago che ha il compito di tenere il conto delle lacrime. Un giorno però i conti non tornano, una lacrima manca all’appello. Dov’è finita Mina? Il Guardalacrime corre a cercare la piccola Mina, non può certo permettersi di perdere l’incarico!

Recensione

“Mina e il Gurdalacrime” è una fiaba appartenente alla collana delle Fiabe Bonbon. Sono fiabe piccole e dolci, proprio come un bonbon. Queste storie racchiudono al loro interno personaggi immaginari e fantastici in un mondo magico.

Ogni fiaba è quindi accompagnata da una caramella, un bonbon, incartata all’inizio della storia e affiancata da una breve filastrocca. Nella parte finale, quando viene svelato il significato della fiaba, la filastrocca viene ripresa e la caramella scartata. Le Fiabe Bonbon sono tutte caratterizzate da un colore che rappresenta una caratteristica della storia (in questo caso Mina, la protagonista, è una lacrima quindi il colore della caramella è l’azzurro). Le fiabe non sono collegate e possono essere lette in qualsiasi ordine. Potrebbe essere un gioco divertente per un bambino: provare a indovinare il significato del colore della caramella!

L’idea della caramella riprende le vecchie “pillole di saggezza”, ma si sa, i più piccoli preferiscono i dolci!

Ma passiamo alla fiaba …

Intanto, Mina si aggira triste e pensierosa senza una meta. “Sono nata dal dolore e ho portato altro dolore. Che vita è, la mia? Meglio cercare una pozzanghera e buttarmici dentro!

La fiaba “Mina e il Guardalacrime” racconta le avventure di una piccola lacrima che scappa dalle sue simili e dal Guardalacrime, stanca della sua vita che sembra arrecare soltanto dolore agli altri. Le persone piangono quando sono tristi, quando soffrono, non quando sono felici. O almeno questo è quello che pensa Mina, una lacrima che si è stancata di far soffrire gli altri.

Durante il suo breve viaggio Mina incontra alcuni personaggi singolari: una nota musicale, una risata, un salice piangente e una goccia di rugiada. Mina non trova alcun conforto da questi incontri ed è sempre più convinta del suo desiderio: andarsene per sempre. Riuscirà il Guardalacrime a ritrovare Mina prima che sia troppo tardi?

“Mina e il Guardalacrime” è una fiaba dolce, ma nello stesso tempo toccante che si conclude con una morale tutt’altro che banale. Una storia che racconta il significato e il valore delle emozioni. Personalmente ho colto anche un altro importante significato: nella vita tante persone cercheranno di abbatterci, di farci cadere e di farci sentire ancora più tristi, ma ci sarà sempre almeno una persona pronta ad accoglierci e a farci sentire importanti. Non è questo un messaggio bellissimo da passare ai bambini?

La fiaba è molto breve ma arricchita con le bellissime illustrazioni colorate di Deborah Henking. Da guardare e riguardare.

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Quest’immagine, presente all’interno, del libro raffigura il Guardalacrime e il suo sguardo sorpreso quando di accorge dell’assenza di Mina.

L’autrice

Vanessa Navicelli nasce a Vicobarone, un piccolo paese sulle colline piacentine. Scrive romanzi per adulti e ragazzi, oltre a libri per bambini. Nel 2012 si è presentata con il suo romanzo Il pane sotto la neve come finalista della prima edizione  del premio letterario La Giara indetto dalla RAI ed è stata scelta tra i finalisti e come vincitrice per l’Emilia Romagna.

 

Consiglio a tutti di leggere questa fiaba, adatta ai più piccoli (dai cinque anni in poi) e ai più grandi. Ancora una volta, dopo Il pane sotto la neve, Vanessa Navicelli è riuscita ad emozionarmi e per questo la ringrazio.

Trovate qui la recensione del romanzo Il pane sotto la neve di Vanessa Navicelli.

Spero con questo breve articolo di aver stuzzicato la vostra curiosità. Un grosso bacio, ci vediamo alla prossima 🙂

– Giorgia

Informazioni per l’acquisto:

L’autrice mi ha inviato la versione PDF della fiaba, ma il libro è acquistabile solo in formato cartaceo, potete acquistarlo utilizzando il link sottostante (inserisco anche i link per il romanzo di “Il pane sotto la neve).

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“Elmet”, Fiona Mozley

Titolo: Elmet

Autore: Fiona Mozley

Editore: Fazi Editore

Pagine: 276

Prezzo di copertina cartaceo: 18€

Prezzo e-book: 9,99€

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Valutazione in stelline:

stella piena

stella piena

stella piena

stella piena

stella vuota

Trama

Elmet è l’ultimo regno celtico indipendente d’Inghilterra, lembo sperduto dello Yorkshire. Qui abitano Daniel e Cathy, fratello e sorella, con il padre John, un pugile di strada dal carattere burbero e solitario. La famiglia vive nella casa che John ha costruito con le sue mani, conducendo una vita umile e isolata in mezzo ai boschi.

Tutto cambia dopo la comparsa del signor Price, proprietario terriero senza scrupoli, che reclama il terreno dove John ha costruito la sua casa. La serenità faticosamente raggiunta dalla famiglia rischia di giungere a un punto di rottura.

Recensione

L’intera storia è raccontata dal punto di vista di Daniel e tutto il libro vede l’alternarsi di capitoli ambientati nel presente e nel passato. Dalla narrazione presente si evince che qualcosa di terribile è accaduto a Daniel e alla sua famiglia ed è proprio questo il punto di partenza per raccontare la vita a Elmet fino a quel terribile giorno che ha cambiato la vita del protagonista per sempre.

Non è facile vivere il periodo dell’adolescenza, soprattutto quando manca il supporto dei genitori. Una madre apparentemente scomparsa nel nulla e un padre assente per intere settimane. Daniel e Cathy sono vittime dei bulli della loro scuola e fin da subito emerge la forte personalità di Cathy, disposta a tutto pur di difendere se stessa il fratello minore dalle offese dei coetanei. Dopo un incidente scolastico il padre dei due ragazzi decide di trasferirsi con loro in una casa in mezzo ai boschi. In questa nuova realtà idilliaca John e i due figli si troveranno immersi in un mondo distante dal nostro e difficilmente concepibile da chi è abituato a vivere tra confortanti sicurezze.

“Papà ci dava il permesso di bere e di fumare, e dopo che il rustico della casa fu terminato trascorrevamo lunghe serate a sorseggiare tazze di sidro caldo, fumando sigarette rollate da Cathy. Ascoltavamo la radio e leggevamo ad alta voce per Papà. Cathy in particolare, con la sua voce ferma e profonda, sottolineava le parole e le frasi più importanti da ascoltare. Quando eravamo più piccoli avevamo supplicato Papà di comprarci un televisore ma lui aveva risposto che stavamo meglio senza.”

John non è un padre modello. La sua professione gli conferisce la fama di uomo pericoloso, quotidianamente dedito alla violenza. Un uomo che apparentemente non può vivere senza infliggere dolore e che a detta di alcuni, prova addirittura piacere nel vedere l’altro soffrire. A questo proposito sono rimasta colpita da un’affermazione di Vivien, una donna dal passato tormentato e amica di John che si occupa dei due ragazzi nei giorni di assenza del padre. Vivien descrive John come un uomo che necessita della violenza per vivere. La violenza è una necessità per John come il balzo fuori dalla superficie salmastra dell’acqua lo è per un grosso cetaceo. John non è un padre modello, ma è semplicemente un padre che nei limiti delle sue possibilità cerca di offrire ai figli tutto ciò che è necessario, con alcuni momenti di tenerezza davvero toccanti. Una presenza rassicurante e l’unico riferimento nella vita dei due ragazzi (Daniel si riferisce al padre utilizzando la lettera maiuscola per la parola Papà e questo non è un caso).

L’arrivo del signor Price segna l’inizio di una serie di ingiustizie e lotte per la vita e per la libertà. Elmet è solo una delle tante storie che raccontano il desiderio di rivalsa e di indipendenza dei sottomessi. Quello che ho amato di questo libro è il lento procedere verso qualcosa di terribile che si fa spazio nella quotidianità di una semplice famiglia il cui unico desiderio è quello di poter vivere in una casa costruita con fatica, ma all’interno di un territorio illegittimo. Ed è qui che la vita di John, Cathy e Daniel si incrocia con quella di altre persone che hanno un desiderio in comune: quello di combattere le ingiustizie e la tirannia di chi sta al potere.

“Vedo sagome bovine muoversi con andatura costante sui prati, trasportando il proprio scomodo peso dal trogolo al solco, e altrove il crepuscolo calare sul vello delle pecore al pascolo come scintille dalla pietra focaia all’esca. Guardo la terra risplendere e il cielo bruciare. E attraverso tutto questo con passo prudente. Mi parto da Elmet in lutto.”

L’autrice

Fiona Mozley, nata nel 1988 a Londra, è cresciuta a York e ha studiato a Cambridge. Ha poi vissuto in diversi luoghi tra cui Buenos Aires e Londra. Con il suo romanzo d’esordio Elmet è arrivata tra i finalisti del Man Booker Prize 2017.

Spero vivamente di aver stuzzicato la vostra curiosità verso questo libro:).

Un bacio, alla prossima.

– Giorgia

Potete acquistare il romanzo utilizzato i link sottostanti

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“La cucitrice di sogni”, Giulia Dal Mas

 

Titolo: La cucitrice di sogni

Autrice: Giulia Dal Mas

Editore: Amazon Publishing, 16 ottobre 2018

Pagine: 339

Prezzo: € 9,99 (cartaceo); € 3,99 (kindle, gratis con kindle unlimited)

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Valutazione in stelline: stella pienastella pienastella pienastella mezzastella vuota

Premessa

La cucitrice di sogni è il secondo episodio di una serie di romanzi autoconclusivi, il cui nome è Villa Matilde. Il primo romanzo della serie è Quando  fioriranno le rose, uscito anch’esso nel 2018 per Amazon Publishing.

Trama

Celeste è una giovane ballerina di danza classica che non riesce a ritrovare la serenità dopo la morte dei suoi genitori adottivi. Solo un misterioso carillon la lega alla madre naturale e quando a Siena un’ anziana signora la scambia per la defunta Antonia Cateni, Celeste decide di rimettere insieme i pezzi del suo passato. L’anziana Margherita dona a Celeste le lettere scambiate con Antonia, anch’ella ballerina di danza classica ed è proprio attraverso queste lettere che Celeste cercherà di ricostruire la sua storia.

Recensione

“La cucitrice di sogni” è un romanzo sentimentale, una fiaba romantica che parla anche della ricerca delle proprie radici, della realizzazione attraverso il lavoro e del peso del successo, dei sacrifici che derivano da una vita sotto i riflettori.

Tutto parte da Celeste e dalla sua incapacità di andare avanti dopo la morte dei suoi genitori adottivi che tanto l’hanno amata e che lei stessa ha amato senza riserve. Non riesce nemmeno ad essere felice dopo una notizia che potrebbe rappresentare una svolta per la sua carriera da ballerina. L’infelicità di Celeste rischia di rovinare il rapporto con il compagno, Luca, con cui ha avuto anche un figlio.

Celeste sente di non poter andare avanti e superare il lutto senza sapere da dove viene, senza conoscere le sue origini. Questa sua convinzione da Perugia la porta a Siena ed è proprio qui che la ragazza incontrerà Margherita e conoscerà la storia di Antonia Cateni. Che legame c’è tra Celeste e questa famosa ballerina che ha danzato sui palcoscenici di Parigi e Leningrado? Sarà questa la chiave per conoscere il suo passato o l’ennesima delusione?

“Aveva trascorso il pomeriggio seduta al tavolino di quel piccolo locale, immersa nelle parole di una donna che non conosceva ma che l’aveva trascinata lontano, in un mondo diverso, in un passato che era nuovo ma anche familiare, come un cappello trovato in soffitta”

Il mondo della danza classica non è solo fama e realizzazione personale, ma è anche sacrifici e sofferenza e questo Antonia lo imparerà sulla propria pelle, vivendo amore e delusione, felicità e dolore con la stessa profonda intensità. Una protagonista femminile davvero brillante che cresce nel tempo e che ho imparato ad apprezzare, nonostante i suoi difetti e l’antipatia iniziale. Dietro la facciata di ragazza determinata e sicura del proprio talento ho trovato una marcata sensibilità, ma, nello stesso tempo, una grande forza interiore da cui attingere per trovare la giusta motivazione, per rialzarsi e per ricominciare da zero.

Non ho invece apprezzato particolarmente Celeste e il suo tentativo di giustificare le sue azioni a volte insensate. Mi è sembrata sin da subito priva di una vera personalità e il suo modo di agire troppo impulsivo mi ha fatto storcere il naso più di una volta.

La storia si sviluppa in modo piuttosto lineare nella parte iniziale, mentre dopo la metà diventa più avvincente. I capitoli hanno una lunghezza intermedia, alcuni sono particolarmente ricchi di descrizioni, mai noiose o prolisse ma sempre funzionali al testo, soprattutto nelle parti dedicate ad Antonia, ai suoi viaggi tra Parigi e Leningrado, dove l’ambiente circostante rispecchia la sua interiorità.

“Non si era mai resa conto di quanto malinconica e triste potesse essere la neve perché, quando era solo una bambina, la conosceva come un evento eccezionale(…). Ora sapeva che non era così e che c’era altro, al di là dello stupore c’era monotonia, malinconia e silenzio. Soprattutto silenzio. Assopito sotto svariati centimetri di bianco, il mondo perdeva la sua voce, i suoi suoni, i suoi rumori e diventava una vasta distesa silenziosa, che sembrava non svegliarsi mai”

L’autrice

Giulia Dal Mas è nata a Pordenone ma vive a Maniago. Laureata in Giurisprudenza e scrittrice, ha scritto diversi romanzi e racconti. Ha vinto il concorso “Chrysalide Mondadori” con il racconto The secret door. Sperling&Kupfer ha pubblicato in un’antologia con prefazione di Sveva Casati Modignani il suo racconto La vita di Vera Walsh. Ha pubblicato due romanzi con Rizzoli: Un perfetto angolo di cielo (2015) e Provenza Mon Amour (2016). La cucitrice di sogni, uscito per Amazon Publishing nel 2018, è il secondo episodio della serie Villa Matilde. Il primo episodio è Quando fioriranno le rose (2018).

 

Spero di aver stuzzicato almeno in parte la vostra curiosità. Ringrazio l’autrice per avermi inviato il suo libro e per avermi permesso di conoscere la storia di Celeste e Antonia.

Un bacio, alla prossima.

– Giorgia

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Film che mi fanno piangere (ogni volta)

Ciao a tutti! Oggi vi porto un elenco di film che ho visto tante volte e che tante volte mi hanno commossa ed emozionata. Ho riportato qualche indicazione tecnica (in breve) e alcune citazioni. Come sapete non mi piace dilungarmi sulla trama (neanche per i libri). Spero che l’articolo sia di vostro gradimento e buona lettura!

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Scena del film Nuovo Cinema Paradiso del 1988 (l’immagine non è più protetta da copyright).

Nuovo Cinema Paradiso (1988)

Paese di produzione: Italia, Francia

Regia: Giuseppe Tornatore

Durata: 123 minuti

Musiche: Ennio Morricone

Salvatore di Vita è un regista affermato di origine siciliane che vive a Roma da trent’anni. Una sera viene a sapere della morte di Alfredo e questo lo porta a rivivere i ricordi della sua infanzia.

Totò (Salvatore di Vita da bambino) vive con la sorella e la madre a Giancaldo, un paesino siciliano, alla fine degli anni quaranta. Il padre è disperso in Russia e la famiglia di Totò è molto povera. L’unico divertimento per il piccolo Salvatore è il cinematografo, il “Cinema Paradiso” gestito dal parroco del paese. Qui Totò conosce il proiezionista, Alfredo, un signore non più giovane e dal carattere burbero e scontroso che, tuttavia, non rimane indifferente di fronte alla curiosità e alla vivacità di Salvatore. Da queste premesse nasce un bellissimo film sull’amicizia, un rapporto unico che spronerà il piccolo Salvatore a realizzare il suo più grande sogno. Questo film è molto interessante anche dal punto di vista storico-sociale perché permette di conoscere le ripercussioni di un’invenzione come il cinematografo su un piccolo paese del Sud Italia nella prima metà del secolo.

Non mi spingo oltre sulla trama perché è un film da assaporare in ogni suo dettaglio. Uno dei miei film preferiti e, forse, il mio film italiano preferito in assoluto. Da vedere e rivedere. Le lacrime sul finale sono sempre assicurate!

L’attimo fuggente (1989)

Titolo originale: Dead poets society

Paese di produzione: Stati Uniti d’America

Regia: Peter Weir

Durata: 124 minuti

Musiche: Maurice Jarre

Chi non ha mai desiderato un professore come John Keating (Robin Williams)? Un docente che rinnega con orgoglio ogni schema didattico convenzionale, che insegna ai propri alunni il senso profondo della vita, quel gioiello prezioso che è la gioventù. Keating sprona gli studenti del collegio maschile Welton a trovare il loro posto nel mondo, incitandoli a non subire passivamente il proprio destino ma ad essere artefici del proprio futuro, per non perdersi, per non avere rimpianti. Non mi dilungo. Penso sia impossibile non conoscere questo film (almeno di fama). Se non l’avete ancora visto, rimediate. Se siete liceali guardatelo ora, lo apprezzerete doppiamente.

“Carpe diem, cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita”

Una delle frasi più celebri della storia del cinema. La popolazione mondiale si può suddividere sostanzialmente in due categorie di persone: chi ha versato tantissime lacrime vedendo questo film e chi mente.

I segreti di Brokeback Mountain (2005)

Titolo originale: Brockback Mountain

Paese di produzione: Stati uniti d’America

Regia:Ang Lee

Durata: 134 minuti

Una storia d’amore potente, dirompente e irrefrenabile tra due cowboy del Wyoming che si scontra con la mentalità conservatrice degli anni settanta (oserei dire non solo di quegli anni).

Heath Ledger e Jake Gyllhenaal interpretano rispettivamente Ennis del Mar e Jack Twist. I due giovani cowboy vengono ingaggiati nell’estate del 1963 per condurre un gregge di pecore nei pressi di una località non realmente esistita nei pressi del Wyoming, Brokeback Mountain. Fin dall’inizio emerge la profonda differenza caratteriale tra i due. Ennis ha un carattere schivo e riflessivo, mentre Jack è estroverso e impulsivo. Inevitabilmente tra i due nasce un sentimento destinato a cambiare per sempre la vita di entrambi. Tra matrimoni falliti, segreti e incomprensioni, Ennis e Jack troveranno il modo per portare avanti la loro storia d’amore, fino a che (…) .

Per chi non l’avesse già fatto consiglio la visione di questo film, profondamente attuale. Impossibile non riflettere, impossibile non commuoversi. Impossibile non provare tenerezza per Ennis (Heath Ledger in una delle sue ultime, sublimi interpretazioni).

“Jack, io giuro.”

Lacrime assicurate.

Million Dollar Baby (2004)

Titolo originale: Million Dollar Baby

Paese di produzione: Stati uniti d’America

Regia: Clint Estwood

Durata: 127 minuti

Frankie Dunn, allenatore di pugilato ed ex pugile, gestisce una piccola palestra a Los Angeles insieme a Scrap (Morgan Freeman), anch’egli ex pugile. Frankie è un uomo dal carattere scorbutico, duramente segnato da una vita costellata di delusioni che lo hanno lasciato svuotato e privo di ogni interesse nel continuare il suo lavoro di allenatore. La situazione cambia quando in palestra si presenta Maggie Fitzgerald, una giovane donna il cui sogno più grande è quello di diventare campionessa di pugilato. Frankie inizialmente non è molto entusiasta del nuovo incarico e della nuova allieva per due motivi principali: Maggie è donna e a dispetto della sua ingenuità ha già superato i trent’anni. Nonostante ciò, colpito dalla caparbia e dalla determinazione della donna, Frankie accetterà questo compito. Troverà il modo di trasformare Maggie in una campionessa? I due si accorgeranno di avere tante cose in comune nonostante le apparenti divergenze caratteriali.

Maggie crede nel suo sogno e non si arrenderà, nonostante tutto. Un film da vedere, commovente e doloroso. Molto doloroso.

Io e Marley (2008)

Titolo originale: Marley & Me

Paese di produzione: Stati uniti d’America

Regia: David Frankel

Durata: 115 minuti

Una commedia che vi farà piangere tantissimo. Non una pellicola pluri-premiata come quelle sopracitate ma comunque da vedere per passare una serata divertente ma anche intrisa di lacrime.

John e Jenny Grogan (Owen Wilson e Jennifer Aniston) sono due giovani sposi che si trasferiscono in Florida dal Michigan dove entrambi trovano impiego come giornalisti. I due si destreggiano tra lavoro, ambizioni, famiglia sempre più numerosa e Marley. Marley è il labrador adottato dalla coppia. Un cucciolo scatenato che crescendo non perde nemmeno una briciola della sua vivacità distruttiva.

Un film che ci ricorda quanto siano preziosi i nostri amici a quattro zampe e quanto sia fondamentale la loro presenza nella nostra vita. Piangerete.

Il miglio verde (1999)

Titolo originale: The Green Mile

Paese di produzione: Stati uniti d’America

Regia: Frank Darabont

Durata: 189 minuti

Coloro che mi seguono su instagram possono confermare che la sottoscritta non ha MAI parlato del romanzo da cui è stato tratto il suddetto film? (ahah).

Siamo nel 1999, L’ anziano Paul Edgecombe, da diverso tempo ospite di una casa di riposo in Louisiana, durante la visione del film Il cappello a cilindro scoppia in lacrime e racconta il suo passato all’amica Elaine, partendo dal giorno in cui conobbe John Coffey, durante il suo servizio come sovrintendente presso il penitenziario di Cold Mountain.

Il Miglio Verde è il percorso che conduce alla sedia elettrica che prende il nome dalla caratteristica pavimentazione verde. Un giorno arriva al penitenziario un gigante di colore e con un apparente ritardo mentale, John Coffey, accusato di aver violentato e brutalmente ucciso due gemelline, Cora e Kate Detterick. Paul, prima di chiunque altro intuisce l’innocenza di John Coffey che, nonostante l’aspetto, appare fin da subito innocuo e anche piuttosto confuso.

Un film emozionante, a tratti fantastico e surreale. Uno dei miei preferiti in assoluto. Una critica al sistema giudiziario che non sempre riesce a discernere i colpevoli dagli innocenti e che spesso non riesce a vedere al di sotto della superficie. Super consigliato (anche il romanzo di Stephen King da cui e tratto il film).

Canto di Natale di Topolino (1983)

Titolo originale: Mickey’s Christmas Carol

Paese di produzione: Stati Uniti d’America

Regia: Burny Mattinson

Durata: 26 minuti

Un film d’animazione non può mancare e per la vicinanza del periodo natalizio ho deciso di citare questo cortometraggio della Disney, tratto dal noto romanzo di Charles Dickens, A Chritmas Carol.

L’atmosfera natalizia ha contagiato tutta l’inghilterra vittoriana. Tutti tranne Ebenezer Scrooge, interpretato da paperon de paperoni, un’interpretazione da Oscar.

Scrooge è un personaggio avaro, meschino ed egoista. Totalmente insofferente al Natale e alle richieste di chi lo circonda. Egli sfrutta il povero Bob Cratchit (Topolino), il suo impiegato contabile, per due scellini e mezzo penny al giorno. Non mostra nemmeno un’ombra di cedimento alle richieste di donazioni per i poveri e rifiuta l’invito a cena per il giorno di Natale del nipote, trattandolo in malo modo. Proprio quella notte, Scrooge, riceverà la visita di tre fantasmi: il fantasma dei Natali passati, il fantasma del natale presente e il fantasma dei natali futuri. Cosa mostreranno queste tre presenze a Ebenezer? Cosa cambierà?

Impossibile rimanere indifferenti di fronte all’entrata in scena del piccolo Tim, il figlio invalido di Cratchit. Impossibile.

Un cortometraggio emozionante sul Natale che insegna ai più piccoli (ma anche ai più grandi) che la vita da sempre una seconda possibilità anche al più malvagio tra gli uomini. Da vedere con tutta la famiglia, soprattutto la vigilia di Natale.

Spero che questo articolo vi sia piaciuto. Ho cercato di esprimere a modo mio quello che ciascuno di questi film significa per me. Quali sono le storie di fronte alle quali non potete fare a meno di commuovervi? Fatemi sapere! Un grosso bacio e buona domenica a tutti 🙂

“Scrivi”, Marianna Brogi

Titolo: Scrivi

Autrice: Marianna Brogi

Editore: Geeko Editor, 2018

Pagine: 263

Prezzo: 5 euro (formato digitale: pdf – epub – mobi)

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La mia valutazione:   stella pienastella pienastella pienastella pienastella vuota

Trama

Dorotea è una giovane donna che, negli anni insicuri della crisi economica, cerca di riprendere in mano la propria vita. Celeste è un’anziana signora che ha sempre trovato la forza di andare avanti nonostante le difficoltà incontrate fin da bambina. La cittadina emiliana di Pennabili è il luogo dove si intrecciano le vite di queste due donne. Dorotea è la voce narrante che attraversa ogni istante della propria esistenza, profondamente segnata dalle perdita di due persone a lei molto care, una delle quali è proprio Celeste, l’altra è Marcello. Ed è proprio a Marcello che Dorotea scrive la sua storia.

Recensione

Dorotea scrive a Marcello, raccontando gli avvenimenti cardine della propria esistenza dal momento della loro separazione. Dal secondo capitolo è introdotta la storia di Celeste, la seconda figura importante nella vita di Dorotea.

“Celeste passò così la sua adolescenza e l’inizio dell’età adulta ad Ancona. Lentamente, da bambina diventò una ragazza, e poi una donna. Ma il passaggio in lei avvenne solo fisicamente, nel cuore e nella mente non fu mai una bambina, ma sempre una donna.”

Celeste è una donna vissuta nel 900 che porta sulle proprie spalle le ingiustizie subite fin dalla tenera età dalla propria famiglia, gli orrori della guerra e un matrimonio infelice. Nei primi capitoli si alternano le storie delle due donne. Dorotea da un lato getta su carta i pensieri e le preoccupazioni relative al suo presente e dall’altro racconta la storia di Celeste dall’infanzia fino alla vecchiaia e l’incontro con una piccola Dorotea. Ho trovato questo tipo di struttura narrativa estremamente efficace nell’indurre una giusta dose di curiosità nel lettore, svelando poco a poco ciò che lega una storia all’altra fino ad arrivare al punto di svolta in cui la vita di Dorotea si incrocia con quella di Marcello.

Da subito ho avuto l’impressione che Dorotea volesse punirsi, relegandosi a una vita infelice, annullandosi in funzione di qualcosa. Ho fatto fatica a entrare in empatia con la protagonista, fino al momento in cui ho iniziato a conoscere meglio la sua storia e a comprendere le sue motivazioni. La storia di Celeste, invece, mi ha immediatamente catturata. Una donna forte e coraggiosa, ma al tempo stesso umile e dal grande cuore. Celeste è un porto sicuro per la piccola Dorotea, così come lo è Marcello. La storia di Marcello mi ha turbata e mi ha portata a riflettere insieme alla protagonista sulle scelte sbagliate e sull’ineluttabilità del destino. La stessa fatalità che ha fatto tremare la terra in Emilia nel 2012.

“Scrivi” racconta tre vite strettamente legate tra loro attraverso gli eventi sociali e ambientali nell’Emilia dei primi anni duemila. Ho apprezzato molto la scelta dell’autrice di permettere a Dorotea di raccontarsi attraverso le parole, i viaggi, le passioni come la musica e il cinema. Incredibile la sua capacità di tessere relazioni così viscerali ed emozionanti tra i vari personaggi nonostante la quasi totale assenza di dialoghi, solo attraverso le immagini, i profumi, i paesaggi, i rumori e i silenzi.

“Nello stesso luogo, nello stesso istante fragoroso, ridevamo della stessa cosa e lo sapevamo senza parole, lo sentivamo sotto la pelle. Quale rifugio è più sicuro di questo?”

Marianna Brogi ci accompagna con la sua penna elegante e delicata attraverso la storia di Dorotea, una donna che riscopre il potere curativo della scrittura, capace di aiutare un’anima ferita a guarire e rinascere, per poi raccontare.

L’autrice

Marianna Brogi è nata il 1° marzo 1981 a Pennabili (RN). Ha pubblicato il suo primo articolo sulla rivista Airone Junior all’età di 12 anni. Laureata in comunicazione all’Università di Bologna, ha svolto numerosi impieghi e nel 2014 ha iniziato a raccontare su un blog le sue passioni più grandi: la scrittura, il cinema, il web, i viaggi. Nel 2017 arriva seconda nella categoria racconti brevi del contest Coopforwords, con il racconto Alla Coop con la navicella dell’esercito ribelle, inserito nel volume Cado come neve, edito da Fernandel Editore. Nel 2018 entra nella scuola di sceneggiatura “Bottega Finzioni” di Carlo Lucarelli e, contemporaneamente all’uscita del suo primo romanzo Scrivi, a lungo inedito, lascia definitivamente il lavoro per dedicarsi al suo grande amore, la scrittura. Scrive romanzi, poesie, racconti brevi, post sul suo blog e si sta attrezzando per soggetti e sceneggiature.

 

Prodotto fornito da Marianna Brogi, Geeko Editor

“Volo di paglia”, Laura Fusconi

Titolo: Volo di paglia

Autrice: Laura Fusconi

Editore: Fazi Editore, 2018

Pagine: 234

Prezzo cartaceo: €15,50 ; Prezzo E-Book: €7,99

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La mia valutazione: stella pienastella pienastella pienastella pienastella piena

 

Trama

Agosto,1942. Tommaso e Camillo partecipano alla grande festa organizzata nel paese di Agazzano e insieme ammirano i prestigiatori, il mangiafuoco e le bancarelle con i giocattoli. Camillo è innamorato di Lia, figlia di Gerardo Draghi, ras fascista della zona che, con fare prepotente, spadroneggia in paese e tra le mura della Valle, la casa padronale della famiglia Draghi. Cinquant’anni dopo altri due bambini, Luca e Lidia, giocheranno tra quelle stanze ormai in rovina, confrontandosi con i fantasmi del passato che ancora abitano in quei luoghi.

Recensione

“Tommaso guardò Camillo e gli parve che lo sguardo dell’amico si spingesse oltre, fino alla scalinata dove tante volte s’era seduto con Lia Draghi.”

Il romanzo è ambientato a Verdeto, un paesino che si trova tra le colline piacentine nei pressi di Agazzano ed è suddiviso in tre parti. La prima parte è ambientata nel passato, nel 1944. Tommaso, Camillo e Lia cercano di scoprire la verità circa un mistero che riguarda un ragazzino della zona, improvvisamente scomparso. Tommaso è molto geloso del rapporto tra Camillo e Lia e non vede di buon occhio l’ossessione dell’amico per la figlia del capo delle camicie nere, che tutti in paese temono. Camillo fin da subito mostra un’indole più riservata. Ha una camminata strana e trascorre gran parte delle sue giornate con Lia, tra corse nei campi e giochi tra le balle di fieno. La seconda parte del romanzo è ambientata nell’estate del 1988 e qui troviamo altre due protagoniste: Lidia, ragazzina che ogni anno torna nella valle per trascorrere le vacanze dall’amico Luca, e Mara, una giovane donna dal passato misterioso che torna nella casa dove era stata ospite cinque anni prima. La terza parte è nuovamente ambientata nel passato e permette di comprendere tutta la storia.

Le descrizioni della zona in cui le vicende si svolgono sono molto accurate e questo permette al lettore di immergersi totalmente all’interno delle vicende narrate. La vallata, così come i suoi abitanti, è avvolta da un’aura di mistero e porta il peso dei segreti che tutti conoscono, ma di cui nessuno osa parlare.  Una storia che agli occhi dei bambini assume la forma di una fiaba nera, tra boschi delle fate e delle streghe, case abitate da fantasmi, vecchie foto e disegni. Camillo, Tommaso, Lia, Lidia, Luca e Mara sono tutti inevitabilmente legati da un filo invisibile che tesse la trama di una storia inquietante che porta alla luce segreti e ingiustizie dal passato, il tutto accompagnato da una scrittura estremamente suggestiva. Consiglio a tutti la lettura di questo romanzo che fa riflettere sule ripercussioni che gli sbagli degli adulti hanno sui più innocenti, i bambini.

L’autrice

Laura Fusconi è nata a Castel San Giovanni (Piacenza) nel 1990. Dopo la laurea in Graphic Design&Art Direction, si è diplomata presso la scuola Holden. I suoi racconti sono usciti su diverse riviste. “Volo di paglia” è il suo primo romanzo.